Capezzoli introflessi, rientranti o piatti: cause, rimedi e costi

Cosa sono

I capezzoli introflessi, rientranti o piatti, sono una condizione caratterizzata dalla mancanza di prominenza dei capezzoli stessi che, invece di sporgere all’esterno dell’areola, risultano retratti all’interno del seno o al pari.

L’introflessione dei capezzoli è una condizione nota come capezzolo piatto o capezzolo retratto.

Il capezzolo introflesso può rappresentare una anomalia innocua oppure essere un problema più severo che comporta difficoltà ad esempio durante la fase di allattamento, per questo motivo è importante effettuare una valutazione da un punto di vista medico sulle cause.

Cause

I capezzoli introflessi possono essere dovuti a cause di origine ereditaria o acquisite, le quali, a loro volta, possono essere dovute a cause maligne o benigne.

L’introfessione benigna dei capezzoli è solitamente un processo che si sviluppa in modo progressivo nell’arco di anni mentre quando il capezzolo si ritrae in tempi brevi le cause possono essere dovute alla presenza di un’infiammazione, a una neoplasia o all’esito di un intervento di chirurgia estetica.

Quando si ha una forma lieve di capezzolo introflesso l’anomalia può essere reversibile tramite lo stimolo manuale o con il freddo mentre quando si ha una grave forma di introflessione la condizione è permanente.

Quali sono le cause principali?

  • Brevità duttale: una delle cause principali che generano l’anomalia dei capezzoli introflessi è la di dotti galattofori troppo corti che impediscono al capezzolo di stare in posizione estroflessa trattenendolo verso la ghiandola mammaria.
  • Retrazione acquisita: un capezzolo introflesso, o entrambi, possono essere acquisiti a seguito di infiammazioni o infezioni al seno, come ad esempio la mastite (infiammazione della mammella), o dovuti alla presenza di cicatrici in seguito a interventi chirurgici come ad esempio dopo una mastectomia.
  • Predisposizione congenita: il capezzolo piatto o rientrante può essere di origine ereditaria e dovuto a una malformazione congenita presente sin dalla nascita. Indicativamente circa il 10-20% delle donne sono affette da questa anomalia.
  • Processi neoplastici: la presenza di un capezzolo introflesso può può indicare la presenza di un cancro al seno e per questo motivo si consiglia sempre di effettuare i dovuti esami di controllo.

Se hai avuto il cancro al seno potrebbe interessarti: Mastoplastica ricostruttiva: un seno nuovo dopo il cancro

Altre cause dei capezzoli introflessi:

  • Ginecomastia;
  • Malattia di Paget del seno;
  • Ectasia del dotto mammario;
  • Ascesso al seno;
  • Grande perdita di peso;
  • Infezioni ricorrenti;

Informazioni sul Capezzolo Invertito

Il capezzolo introflesso è noto anche con altri nomi meno conosciuti tra cui:

  • Capezzolo invertito;
  • Capezzolo piatto;
  • Capezzolo retratto;
  • Capezzolo rientrante.

Quando si fa riferimento a questa anomalia del corpo si parla anche di:

  • Introflessione del capezzolo;
  • Inversione del capezzolo;
  • Rientro del capezzolo;

Come capire se hai il capezzolo introflesso

Come abbiamo visto i capezzoli introflessi dovuti a una retrazione acquisita possono essere legati a infiammazioni o infezioni del seno a seguito di interventi chirurgici, dopo l’allattamento, per causa di un tumore al seno o per il naturale processo di invecchiamento.

Per capire se hai il capezzolo introflesso e la sua gravità è opportuno effettuare una visita di controllo presso un medico esperto così da poter accertare anche le cause.

Com’è fatto il Capezzolo e come il capezzolo introflesso

Il capezzolo è un parte anatomica del nostro corpo che corrisponde alla proiezione centrale dell’areola, posizionata all’apice della mammella.

Nelle donne ha la funzione di allattare i bambini tramite la presenza di piccoli orifizi di sbocco dei dotti galattofori i quali trasportano il latte prodotto dalla ghiandola mammaria.

Normalmente il capezzolo ha una posizione in rilievo rispetto al piano cutaneo della mammella.

In alcuni casi il capezzolo può essere retratto o piatto (in pari rispetto al piano cutaneo), ma, se stimolato, assume una posizione estroflessa verso l’esterno e verso l’alto.

Quando si ha una grave forma di capezzolo introflesso anche attraverso gli stimoli esterni il capezzolo rimane piatto o retratto verso l’interno della mammella.

Nei casi gravi i capezzoli introflessi possono portare problematiche ad esempio durante la fase di allattamento.

Classificazione dei capezzoli introflessi

Pochi lo sanno ma esistono vari gradi di capezzolo introflesso e una relativa classificazione che parte dalla forma più lieve, nella quale il capezzolo è introflesso a riposo ma si estroflesse se stimolato manualmente o con in freddo, fino ad arrivare alle forme più gravi nelle quali il capezzolo rimane introflesso anche a seguito di stimoli esterni.

I capezzoli introflessi sono classificati in 3 gradi:

  • Capezzoli introflessi I grado: in questi casi i capezzoli si estroflettono con facilità tramite uno stimolo manuale o con il freddo, si mantengono estroflessi per qualche secondo o minuto per poi tornare introflessi in maniera autonoma. In questi casi i dotti galattofori sono solo parzialmente retratti e possono probabilmente svolgere la loro naturale funzione di allattamento.
  • Capezzoli introflessi di II grado: in questi casi i capezzoli si estroflettono con maggiore difficoltà nonostante gli stimoli esterni e tornano subito in posizione invertita senza trazione. In questi casi il grado di fibrosi è più elevato e la funzione di allattamento dei dotti galattofori potrebbe essere compromesse.
  • Capezzoli introflessi di III grado: i capezzoli sono completamente rientranti e non si estroflettono con gli stimoli esterni. In questo caso il grado di fibrosi è elevato e la costrizione dei dotti è compromessa talmente tanto che difficilmente la donna sarà in grado di allattare. Quando ci troviamo in questa situazione il grado di introflessione del capezzolo può provocare infezioni che possono coinvolgere tutta la mammella

Capezzoli introflessi allattamento

Come abbiamo accennato un capezzolo introflesso di primo o secondo grado spesso non rappresenta problemi per l’allattamento.

Se si hanno capezzoli introflessi di terzo grado ci possono essere difficoltà nell’allattamento ed è bene rivolgersi a un medico specializzato per trovare la migliore soluzione al problema.

Se si hanno i capezzoli introflessi si può ricorrere ad alcune tecniche per facilitare l’allattamento e diminuire le difficoltà causate dalla retrazione di capezzoli, come ad esempio stimolare i capezzoli con acqua fredda o manualmente prima della poppata del bambino.

Trattamento Capezzoli Introflessi: Cosa Fare

Quando i capezzoli introflessi non sono causati da una condizione medica sottostante, o rientrano nel primo – secondo grado di gravità, non richiedono generalmente cure specifiche.

Se avere il capezzolo introflesso provoca disagio psicologico e si desidera correggere si può ricorrere a soluzioni più o meno invasive fino ad arrivare all’intervento chirurgico per capezzoli introflessi.

Tra le soluzioni per correggere il capezzolo introflesso è possibile ricorrere alle stimolazioni manuali come la tecnica Hoffman oppure a dispositivi correttivi che però risultano essere solamente dei rimedi temporanei.

La tecnica di Hoffman

Questa tecnica consente di allentare il tessuto connettivo posto alla base del capezzolo e può essere utilizzata durante il periodo della gravidanza e nel  post parto.

Grazie a questa procedura è possibile distendere il capezzolo introflesso e allentare la rigidità dei tessuti alla base di quest’ultimo, portandolo gradatamente in posizione estroflessa. L

La procedura

  1. Appoggiare i pollici alla base del capezzolo (non sopra l’areola ma esattamente alla base).
  2. Premere in modo deciso in direzione della cassa toracica e contemporaneamente allontanare i pollici.
  3. Ripetere la tecnica di Hoffman almeno 5 volte al giorno.

Dispositivi correttivi

Quando si ha una forma lieve di capezzolo introflesso è possibile ricorrere a dei dispositivi correttivi che sono simili a delle ventose da applicare direttamente sul capezzolo.

Questi dispositivi creano una sorta di vuoto dall’esterno con una pressione negativa che porta il capezzolo verso l’esterno in posizione estroflessa.

Per ottenere un minimo di risultati è necessario applicare questi dispositivi correttivi almeno 6-8 ore al giorno per un minimo di 3 mesi.

L’intervento di chirurgia per correggere i capezzoli introflessi

Per trattare il capezzolo introflesso in modo più duraturo e/o permanente è necessario ricorrere a interventi di chirurgia estetica.

Si possono correggere i gravi casi di di capezzoli introflessi ricorrendo all’intervento di mastoplastica correttiva, il quale consente di riposizionare i capezzoli introflessi portandoli in una posizione normale verso l’esterno.

Come avviene l’intervento

Durante l’intervento il chirurgo effettua un’incisione intorno al capezzolo e lo spinge verso l’esterno dopo aver eliminato le aderenze e le cause che provocano la retrazione dei dotti galattofori.

Durante l’intervento il chirurgo rimuove anche i tralci fibrosi e i dotti galattofori eccessivamente corti.

Quando l’anomalia ha una gravità estremamente elevata può essere necessaria la rimozione del dotto mammario per riportare i capezzoli nella loro posizione naturale.

Alla fine dell’intervento viene effettuata una sutura all’interno del capezzolo al fine di proiettarlo verso l’esterno e una sutura all’esterno per posizionare al meglio i margini.

Costo intervento chirurgico

I costi relativi agli interventi di chirurgia devono essere valutati attentamente dopo la prima visita con il chirurgo e possono variare a seconda delle condizioni di partenza del paziente.

Mediamente in Italia il costo dell’intervento oscilla tra le 500 € e le 1500 € a seconda della gravità.

Presso la Clinica Ireos a Firenze l’intervento per la correzione del capezzolo introflesso ha un costo di 500 €.