Quanto tempo durano le protesi al seno?

L’intervento di chirurgia estetica della mastoplastica additiva è molto diffuso sia in Italia che all’estero fin dagli anni 80 del Novecento, quando ha visto origine.

Questo intervento, che prevede l’ingrandimento del seno, si effettua tramite protesi mammarie, che possono essere di diverse tipologie e che negli anni si sono ovviamente evolute.

Oltre ad un puro fattore estetico, le donne che decidono di sottoporsi a mastoplastica additiva non sempre hanno il solo intento di aumentare di qualche taglia la misura del reggiseno, ma a volte si giunge a questo intervento dopo momenti particolari della vita come la gravidanze, dei tumori al seno (mastoplastica ricostruttiva) o un dimagrimento drastico.

Ovviamente però, trattandosi di un intervento di chirurgia durante il quale si viene sottoposti ad anestesia e si hanno dei post operatori piuttosto lunghi, chiunque abbia intenzione di sottoporsi all’intervento è bene che abbia a disposizione tutte le informazioni giuste da valutare.

Dopo aver analizzato costi, aver scelto il medico chirurgo a cui affidarsi, viene spontaneo chiedersi se questo intervento è da considerarsi perenne o se andrà ripetuto. Per questo motivo abbiamo raccolto in questo articolo tutte le informazioni in merito alla durata della protesi mammarie che vengono inserite con l’intervento di chirurgia estetica della mastoplastica additiva.

Durata delle protesi mammarie

Innanzitutto c’è da dire che non tutte le protesi usate per la mastoplastica possono essere di tipologie e marchi differenti, per cui ognuna ha delle indicazioni e durate chiaramente differenti dalle altre e soprattutto la durata delle protesi varia da organismo ad organismo, e quindi in base al paziente.

Ovviamente anche l’effetto finale dell’intervento varia in base al prodotto scelto.

In linea generale però, tutte le protesi mammarie garantite e sicure per legge e di ultima tecnologia sono pensate per essere perenni.

Detto questo, ogni chirurgo consiglia la protesi mammaria migliore alla paziente in oggetto, in base al proprio corpo, allo stile di vita e all’effetto finale che si vuole ottenere, ed in base alla scelta fornirà tutte le indicazioni necessarie per garantirne una vita lunga.

La scienza dagli anni 80 ad oggi ha compiuto passi a gigante, proponendo protesi mammarie sempre più all’avanguardia sia per quanto riguarda l’estetica che per un fattore di sicurezza e durabilità, ma comunque si tratta di qualcosa di estraneo al corpo della donna che viene inserito al suo interno, e che è artificiale.

Fino ad alcuni anni fa le protesi mammarie si considerava che avessero una vita media di circa 10 anni, dopo i quali andavano sostituite o comunque bisognava procedere con un intervento correttivo.

Oggi, sebbene questo intervento difficilmente non viene ripetuto o corretto nel tempo, le protesi sono potenzialmente molto più durature di quelle disponibili anche solo alcuni anni fa, grazie all’uso di materiali tecnologici e di ritrovati di alta qualità e con ottime prestazioni.

Le protesi mammarie utilizzate negli interventi di mastoplastica additiva oggi sono solitamente composte di gel coesivo di silicone, sono garantite a vita si stima durino almeno 20 anni senza complicazioni o problemi di alcuni tipo.

Nonostante ciò, alcune situazioni possono indurre la paziente che ha già eseguito questo intervento a procedere con un altro di correzione oppure proprio alla sostituzione delle protesi, magari perché deteriorate, poiché si sono spostate o per un semplice fattore estetico.

Quando sostituire le protesi mammarie

Sono diversi i casi che possono presentarsi davanti ad una donna che si è sottoposta in passato ad un intervento di mastoplastica additiva, tanto da portarla a voler sostituire le proprie protesi o a ritoccare l’operazione avvenuta.

Il caso più drastico è quello in cui le protesi mammarie inserite si rompono, o almeno una di esse, obbligando la paziente a ripetere l’intervento per sostituire le protesi.

In caso di rottura è importante dire che l’involucro delle protesi protegge la paziente dalla fuoriuscita del gel o della soluzione salina che compone le protesi stesse, per cui non ci sono rischi per la salute.

Gli impianti mammari invecchiano, così come il resto del corpo su cui sono inseriti, e questo è il principali motivo per cui si può verificare una rottura delle protesi stesse.

Dopo i 25/30 anni dal primo intervento di mastoplastica additiva il rischio di rottura aumenta, ma al di sotto di questo lasso di tempo la rottura viene considerata prematura e da additare a cause diverse dall’invecchiamento dell’impianto.

Una causa può essere legata alla qualità delle protesi impiantate o al chirurgo che ha effettuato l’intervento, per questo il consiglio è di affidarsi a professionisti esperti e rinomati, che usino prodotti di qualità.

In rari casi le protesi si rompono anche a causa di urti o traumi forti, anche se questa possibilità è quasi totalmente scongiurata con le protesi di ultima generazione, a meno che non si venga a contatto con un corpo contundente o a seguito di un incidente stradale rilevante.

Un altro motivo per il quale si può rendere necessario sostituire le protesi mammarie e procedere con un nuovo intervento è nel caso siano avvenuti cambiamenti fisici rilevanti, come l’aumento o la diminuzione importante del peso corporeo o a seguito di una o più gravidanze.

Il corpo femminile, inoltre, cambia molto nel corso degli anni.

Per questo motivo si consiglia di effettuare la mastoplastica additiva dopo i 18 anni di età, quando il corpo si è sviluppato definitivamente.

La durata delle protesi mammarie, dunque, dipende dalla presenza o meno di diversi avvenimenti lungo il corso della vita, per ad esempio le gravidanze e gli allattamenti aumentano la possibilità di dover cambiare le protesi, e anche gli sbalzi di peso possono causare modifiche e quindi costringere la paziente a sottoporsi ad un nuovo intervento.

Come sostituire le protesi mammarie

Appurato che l’ipotesi di dover sostituire le protesi mammarie impiantante con un intervento di mastoplastica additiva sia concreto, soprattutto ad esempio se si effettua questa operazione in giovane età, vediamo come si svolge nell’effettivo la sostituzione dell’impianto.

Innanzitutto, per controllare lo stato delle proprie protesi, visionare se queste si sono spostate o, peggio, rotte, è bene sottoporsi a dei controlli mirati in modo periodico.

Il consiglio è di effettuare ogni anno, dopo l’intervento di mastoplastica additiva, una ecografia sulla zona di interesse, per analizzare le condizioni dell’impianto, la posizione e l’attuale struttura delle protesi applicate.

Questo esame consente di visionare lo stato dell’impianto e di capire se occorre sostituire le protesi, ed è ancora più consigliato se si prova dolore nella zona, se all’occhio sembra che la posizione delle protesi sia cambiata, oppure se sono già più di dieci anni che ci si è sottoposti all’intervento di mastoplastica additiva.

Nel caso si riscontrino risultati non chiari dall’ecografia, il medico probabilmente consiglierà alla paziente di procedere con una risonanza magnetica, per approfondire al meglio la situazione delle protesi.

A questo punto sarà fatta la diagnosi, con eventuale programmazione dell’intervento di sostituzione dell’impianto mammario.

Spesso però, sono le pazienti stesse a voler cambiare le proprie protesi.

Alcuni studi dimostrano che statisticamente le donne che hanno effettuato l’intervento di mastoplastica additiva dopo dieci anni si recano dal proprio medico per un intervento correttivo o per cambiare tipologia e dimensione delle protesi.

I motivi possono essere diversi, primo su tutti la poca soddisfazione del primo intervento magari perché l’effetto finale non è quello desiderato e ci si sente a disagio con il proprio seno, oppure un cambiamento del corpo avvenuto nel corso degli anni può aver modificato i gusti della paziente, che ora vuole un seno più proporzionato alla propria forma fisica attuale.

Un altro motivo per il quale una paziente può rivolgersi al proprio medico per ripetere l’intervento di mastoplastica additiva di sua spontanea volontà è legato invece alla dimensione.

Infatti, dopo alcuni anni è possibile che si voglia cambiare la misura delle protesi, optando per una taglia maggiore o magari per una più piccola.

A prescindere dalle motivazioni per cui si giunge a ripetere l’intervento in questione, il suo procedimento è piuttosto simile a quello iniziale e avviene allo stesso modo in ogni caso.

Infatti, il chirurgo estetico scelto, che in caso di un risultato ottimale spesso è il medesimo del primo intervento, procederà all’operazione sottoponendo la paziente ad anestesia generale.

La durata complessiva di solito è di una o due ore, durante le quali il chirurgo a cui ci si affida prima di tutto eliminerà le protesi mammarie originali e applicate con il primo intervento, poi passerà alla revisione della testa che conteneva queste protesi.

Dopo aver eliminato e sistemato quanto fatto con la prima mastoplastica additiva, l’operazione procede con l’impianto delle nuove pretesi mammarie, che non necessariamente devono essere uguali a quelle rimosse.

Se dal primo intervento è passato molto tempo, infatti, è probabile che il rilassamento cutaneo tipico dell’invecchiamento abbia attaccato anche l’impianto mammario, andando ad ingrandire la tasca mammaria, per cui può rivelarsi necessario aumentare anche il volume delle protesi inserite, proprio per colmare questo rilassamento.

A questo punto il post operatorio è molto simile a quello che aveva seguito il primo intervento, per cui niente di cui preoccuparsi. Il consiglio resta quello di seguire le indicazioni del proprio chirurgo per non incappare in azioni non adeguate ed ottenere così un lavoro perfetto e duraturo nel tempo.