Protesi in poliuretano: cosa sono, pro e contro, rischi e benefici spiegati dal chirurgo

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Decidere di aumentare il seno non significa soltanto “mettere delle protesi”. Per molte donne è un passo intimo, spesso rimandato per anni: il desiderio di vedersi finalmente proporzionate, di riappropriarsi del proprio corpo dopo una gravidanza o di ritrovare quella femminilità che sembrava essersi affievolita. La scelta della protesi, però, può trasformare entusiasmo e speranza in un mare di domande. Tra le opzioni più discusse ci sono le protesi in poliuretano: impianti moderni, studiati per ridurre la contrattura capsulare e garantire maggiore stabilità nel tempo.

Accanto ai vantaggi, è normale imbattersi in dubbi e paure: “saranno sicure?”, “dureranno davvero di più?”, “vale la pena spendere di più rispetto al silicone tradizionale?”. Internet, purtroppo, spesso amplifica confusione e timori. È proprio qui che il ruolo dello specialista diventa fondamentale.

Insieme al Dott. Lorenzo Genzano, proviamo a fare chiarezza: capire come funzionano le protesi in poliuretano, quali benefici offrono davvero e in quali casi possono rappresentare una scelta intelligente permette di affrontare la decisione con serenità, senza illusioni ma con maggiore consapevolezza.

L’obiettivo di questo approfondimento è semplice: accompagnarti passo dopo passo dentro un tema complesso, spiegando con parole chiare ciò che normalmente resta solo “tecnico”. Sapere perché queste protesi riducono il rischio di complicanze, quando è preferibile usarle e quali aspetti valutare insieme al chirurgo ti aiuterà a trasformare un dubbio carico di emozioni in una scelta ragionata, cucita su di te.

Cosa sono le protesi in poliuretano

Quando parliamo di protesi in poliuretano non ci riferiamo a una protesi “piena di poliuretano”, ma a impianti costituiti da:

  • gel di silicone all’interno, come le protesi tradizionali,
  • un rivestimento esterno in schiuma di poliuretano che ricopre il guscio di silicone.

In pratica, il contenuto è lo stesso delle protesi in silicone, ma cambia la superficie a contatto con i tessuti. La schiuma di poliuretano ha una struttura “a spugna” che aumenta l’aderenza e modifica il modo in cui si forma la capsula fibrosa attorno all’impianto.

Le principali aziende che producono protesi in poliuretano per il seno hanno alle spalle decenni di utilizzo, sia in ambito estetico che ricostruttivo, con un impiego ormai diffuso a livello internazionale.

Bio-integrazione: la chiave per capire il poliuretano

Per capire perché le protesi in poliuretano funzionano in modo diverso, è importante il concetto di bio-integrazione.

Con le protesi in silicone liscio o semplicemente testurizzato, la capsula fibrosa tende a formarsi come un “sacchetto” che avvolge la protesi. Nel tempo, in alcune pazienti, questo sacchetto può restringersi e contrarsi, dando origine alla contrattura capsulare.

Nel caso delle protesi rivestite in poliuretano, invece, accade qualcosa di diverso:

  • la superficie in poliuretano è come una micro-spugna ricca di pori,
  • i tessuti e le cellule crescono dentro questa struttura,
  • capsula e protesi si “incastrano” tra loro, creando un complesso unico.

Questa bio-integrazione fa sì che la capsula non possa contrarsi in modo concentrico come un elastico che stringe, riducendo drasticamente il rischio di contrattura capsulare e, allo stesso tempo, impedendo alla protesi di ruotare o spostarsi facilmente.

Protesi in poliuretano: i principali vantaggi

1. Riduzione della contrattura capsulare

La contrattura capsulare è una delle complicanze più temute della mastoplastica additiva: la capsula di tessuto che il corpo forma attorno alla protesi si ispessisce, diventa rigida e può deformare il seno, rendendolo duro, doloroso e poco naturale.

Le protesi al poliuretano mostrano, nelle casistiche disponibili, un tasso di contrattura capsulare significativamente più basso rispetto a molte protesi tradizionali, con percentuali spesso vicine o inferiori all’1% nelle mastoplastiche primarie. Questo è uno dei motivi per cui vengono spesso scelte:

  • nei reinterventi per contrattura capsulare,
  • nei casi di ricostruzione mammaria,
  • nelle pazienti considerate a maggior rischio di capsulite.

2. Stabilità elevata: rischio di rotazione quasi nullo

La superficie in poliuretano si comporta, di fatto, come un “velcro biologico”. La protesi aderisce ai tessuti e, una volta integrata, tende a rimanere nella posizione in cui è stata inserita.

Questo comporta:

  • rischio di rotazione estremamente ridotto, soprattutto per le protesi anatomiche,
  • minore probabilità di dislocazione verso l’alto o verso il lato,
  • stabilità superiore del polo inferiore e del profilo del seno nel tempo.

3. Meno rippling in molti casi

Grazie alla combinazione tra rivestimento in poliuretano e gel di silicone spesso più coesivo e meglio riempito, le protesi in poliuretano possono ridurre il fenomeno di wrinkling/rippling (pieghe visibili o palpabili), soprattutto in pazienti selezionate e con una scelta corretta di volume, forma e piano di posizionamento.

4. Meno reinterventi nel lungo periodo

Se una protesi:

  • meno contratture capsulari,
  • si sposta e ruota meno,

è logico aspettarsi che, nel lungo periodo, richieda meno interventi di revisione. È questo uno dei motivi per cui molti chirurghi scelgono le protesi in poliuretano proprio quando desiderano ridurre al minimo il rischio di dover ritoccare l’intervento negli anni successivi.

Protesi in silicone vs protesi in poliuretano: tabella di confronto

Per avere una visione d’insieme immediata, ecco una tabella che riassume le differenze principali tra protesi in silicone microtesturizzate e protesi in poliuretano:

Caratteristica Protesi silicone (microtesturizzate) Protesi in poliuretano
Rischio contrattura capsulare Moderato (valori medi nell’ordine del 2–5%, variabili per studio) Bassissimo (in molte casistiche sotto l’1%)
Stabilità / rotazione Rotazione possibile, soprattutto con protesi anatomiche Stabilità elevatissima, “effetto velcro”, rotazione rara
Morbidezza iniziale Più morbide fin da subito Più sode all’inizio, richiedono assestamento
Facilità di rimozione/sostituzione Relativamente semplice (capsula più separabile dalla protesi) Più complessa (capsula integrata, spesso da rimuovere insieme)
Costo Standard Più elevato rispetto alla media

Protesi in poliuretano: gli svantaggi da considerare

1. Intervento tecnicamente più impegnativo

Le protesi in poliuretano si “aggrappano” presto ai tessuti. Questo significa che:

  • sono meno tolleranti agli errori di posizionamento,
  • sbagliare di pochi millimetri può richiedere di ripetere manovre chirurgiche intraoperatorie,
  • sono considerate protesi per chirurghi con esperienza specifica su questo tipo di superficie.

2. Rimozione e sostituzione più complesse

La forte adesione tra protesi, poliuretano e capsula fibrosa rende la chirurgia di revisione:

  • più lunga,
  • tecnicamente più delicata,
  • spesso associata alla necessità di asportare la capsula in blocco insieme alla protesi.

Non è un motivo per evitare in assoluto queste protesi, ma è un aspetto che va spiegato chiaramente a chi potrebbe avere, in futuro, bisogno di una revisione.

3. Consistenza maggiore nelle pazienti magre

Rispetto ad alcune protesi testurizzate tradizionali, le protesi in poliuretano possono risultare:

  • leggermente più sode al tatto,
  • più percepibili in pazienti molto magre con copertura di tessuto ridotta, soprattutto se non posizionate sotto il muscolo.

4. Costi più elevati

Dal punto di vista economico, le protesi in poliuretano:

  • hanno un costo più alto rispetto a molte protesi in silicone tradizionali,
  • possono incidere in modo significativo sul prezzo finale dell’intervento.

Sicurezza delle protesi in poliuretano: rischio tumore e durata

Rischio oncologico

In passato si è discusso del rischio che la degradazione del poliuretano potesse liberare sostanze potenzialmente cancerogene. Gli studi a lungo termine e le valutazioni delle autorità regolatorie hanno stimato un rischio teorico estremamente basso, nell’ordine di una manciata di casi su milioni di pazienti, valore considerato clinicamente trascurabile in assenza di sintomi.

Ad oggi, le evidenze disponibili non giustificano la rimozione preventiva delle protesi in poliuretano nelle pazienti asintomatiche, ma confermano l’importanza di un follow-up regolare e di una buona sorveglianza clinica, esattamente come per qualunque altra protesi mammaria.

Durata funzionale

Come tutte le protesi, anche le protesi in poliuretano non sono “eterne”, ma:

  • la copertura in poliuretano viene in parte riassorbita nel tempo,
  • la protesi rimane però stabilizzata nella tasca,
  • la minore incidenza di complicanze (capsulite, rotazione) fa sì che, in molti casi, la durata funzionale sia più lunga rispetto ad altre soluzioni.

La decisione di sostituire le protesi non si basa su una “scadenza fissa”, ma su:

  • controlli clinici periodici,
  • eventuale comparsa di sintomi o cambiamenti estetici importanti,
  • valutazione condivisa tra paziente e chirurgo.

Protesi in poliuretano pro e contro: per chi sono davvero una buona scelta?

Quando si valutano le protesi in poliuretano, è naturale chiedersi se rappresentino davvero “la scelta migliore”. La verità è che non esiste un impianto perfetto per tutte: esistono protesi diverse, pensate per situazioni diverse. Capire bene pro e contro ti aiuta a capire se questo materiale è davvero in linea con il tuo corpo e con il risultato che desideri ottenere.

Le protesi in poliuretano sono protesi al silicone rivestite da una speciale schiuma di poliuretano che crea una vera e propria “adesione biologica” con i tessuti. Negli ultimi anni sono sempre più discusse proprio perché offrono vantaggi specifici in termini di stabilità e riduzione delle complicanze.

Vantaggi principali

  • Riduzione significativa della contrattura capsulare: grazie alla bio-integrazione, la capsula non stringe la protesi in modo concentrico. Nelle casistiche più ampie, il rischio si attesta su percentuali mediamente inferiori rispetto a molte protesi tradizionali.
  • Maggiore stabilità: la superficie “a velcro” limita spostamenti e rotazioni. Per questo motivo sono spesso scelte in seni anatomici o in toraci che necessitano di maggiore controllo della forma.
  • Minor rischio di deformazioni e rippling in pazienti selezionate, grazie al miglior ancoraggio e all’uso di gel più coesivi.
  • Meno reinterventi nel tempo, soprattutto nelle pazienti che in passato hanno avuto problemi di capsula o rotazione.
  • Profilo di sicurezza complessivamente favorevole quando utilizzate da chirurghi esperti e con corretti follow-up.

Svantaggi principali

  • Richiedono maggiore esperienza chirurgica: una posizione anche leggermente sbagliata tende a “fissarsi” rapidamente.
  • Rimozione e sostituzione più complesse: l’integrazione con la capsula rende il reintervento tecnicamente più impegnativo e spesso più lungo.
  • Assestamento più lento: nelle prime settimane possono apparire più “alte” o più sode, richiedendo qualche mese in più per raggiungere l’aspetto definitivo.
  • Costo superiore rispetto a molte protesi in silicone convenzionali.

Proprio per queste caratteristiche, le protesi in poliuretano non sono sempre indicate. Sono spesso la scelta ideale:

  • nei reinterventi per contrattura capsulare,
  • nella ricostruzione mammaria dopo interventi oncologici,
  • nei casi in cui serve una stabilità assoluta della forma e della posizione dell’impianto.

Al contrario, nelle mastoplastiche additive primarie, molti chirurghi — pur conoscendo bene il poliuretano — preferiscono valutare caso per caso e, quando non necessario, optano per protesi in silicone tradizionale: morbide, affidabili e più semplici da gestire in caso di futuro cambio o revisione.

La conclusione è semplice e onesta: le protesi in poliuretano non sono “sempre le migliori”, ma possono essere straordinariamente efficaci quando esistono indicazioni precise. La scelta corretta nasce da una visita accurata, dall’analisi del tuo torace, della qualità dei tessuti e dalla valutazione congiunta di ciò che si può ottenere — senza promettere una perfezione che la chirurgia, per definizione, non può garantire.

A chi rivolgersi per una mastoplastica additiva con protesi in poliuretano

Scegliere una mastoplastica additiva è una decisione importante; scegliere di farla con protesi in poliuretano lo è ancora di più. Non tutte le protesi si comportano allo stesso modo e non tutti i chirurghi hanno la stessa esperienza con questo tipo di impianti. Proprio perché le protesi in poliuretano richiedono precisione nel posizionamento e una valutazione accurata dei tessuti, è fondamentale affidarsi a un professionista che le utilizzi abitualmente e ne conosca a fondo indicazioni, limiti e possibili alternative.

Alla Clinica Ireos, il Dott. Lorenzo Genzano segue le pazienti in un percorso strutturato: prima visita approfondita, studio del torace, valutazione della qualità dei tessuti e simulazione realistica del risultato. L’obiettivo non è “convincerti” a scegliere una tecnologia, ma capire insieme quale soluzione — protesi in poliuretano oppure altri tipi di impianto — sia davvero più adatta al tuo corpo e alle tue aspettative.

Durante la consulenza vengono affrontati in modo chiaro temi spesso trascurati:

  • se il tuo caso beneficia davvero di una protesi in poliuretano,
  • come cambia il rischio di contrattura capsulare e di rotazione nel tuo specifico torace,
  • quali risultati sono realistici nel breve e lungo periodo,
  • quando è preferibile un’altra tipologia di impianto o un piano chirurgico diverso.

Questo approccio consente di scegliere con serenità, senza promesse irrealistiche e con la sicurezza di essere seguita prima, durante e dopo l’intervento.

Clinica Ireos — Firenze
Piazza Giacomo Puccini, 4 — Firenze
Tel: 055.332595
Email: info@clinicaireos.com

Se stai valutando una mastoplastica additiva con protesi in poliuretano, un confronto con il Dott. Genzano può aiutarti a capire se questa tecnologia è davvero la scelta giusta per te — e a intraprendere il percorso con maggiore consapevolezza e tranquillità.

 

Domande Frequenti

Domande Frequenti

No. Come tutte le protesi mammarie, anche le protesi in poliuretano non sono eterne. Hanno però una durata funzionale spesso più lunga grazie alla minore incidenza di contrattura capsulare e di rotazioni. È importante eseguire controlli periodici e valutare con il chirurgo se e quando possa avere senso una sostituzione.

 

Nelle pazienti molto magre, le protesi in poliuretano possono risultare leggermente più sode e percepibili al tatto rispetto ad alcune protesi tradizionali, soprattutto se non posizionate sotto il muscolo. In molti casi, tuttavia, l’effetto estetico è molto naturale, soprattutto quando la scelta di volume, forma e piano di inserimento è ben calibrata sulla struttura del torace.

 

No. Le protesi in poliuretano non sono “migliori” in assoluto, ma rappresentano una soluzione molto valida nei casi in cui si voglia ridurre al minimo il rischio di contrattura capsulare e di rotazione. In altri casi, una protesi in silicone testurizzata classica può essere altrettanto adeguata, con un intervento meno complesso e costi inferiori.

 

La scelta va fatta sempre insieme al chirurgo, dopo una visita accurata. Una buona consulenza valuta:

  • la tua anatomia (torace, qualità dei tessuti, eventuali asimmetrie),
  • la tua storia clinica (interventi precedenti, fattori di rischio),
  • le tue aspettative estetiche,
  • il bilancio tra pro e contro delle protesi in poliuretano rispetto ad altre soluzioni.

In altre parole, più che chiedersi se le protesi in poliuretano siano “le migliori”, è utile capire se siano le più adatte a tein questo momento del tuo percorso.