Rinoplastica secondaria: cos’è, quando farla e costi

La rinoplastica secondaria è un intervento di chirurgia estetica e plastica che deve essere ripetuto in seguito a una o più operazioni dello stesso tipo che non hanno soddisfatto il paziente.

Ci sono diversi tipi di rinoplastica secondaria in base al difetto da correggere e non sempre si tratta di procedure semplici.

Il risultato dipende molto dalla situazione di partenza e dalla chiarezza del quadro clinico da trattare.

Ecco quali sono i vantaggi per chi si sottopone a questa nuova correzione dei difetti del naso.

Perché eseguire una rinoplastica secondaria

rinoplastica secondaria prima e dopo

Il motivo principale della rinoplastica secondaria è quello di correggere il risultato di un intervento che non ha soddisfatto le aspettativa del paziente.

Può anche succedere che il ripetersi di questa esperienza avvenga anche con lo stesso chirurgo, in quanto anche quello che ha una lunga esperienza, può incappare in un risultato non del tutto perfetto.

La simmetria in questo campo è fondamentale e non a casa la chirurgia del naso è nota anche come “chirurgia del millimetro“.

Ecco perché è importante affidarsi a un professionista con comprovata esperienza, che può anche trovarsi a ripetere l’intervento.

Per ottenere una tale precisione è necessaria una conoscenza scrupolosa dell’anatomia del naso, condizione indispensabile per il miglior risultato possibile.

Rinoplastica secondaria: costi

Il costo di una rinoplastica secondaria può essere maggiore o uguale al costo della prima operazione.

Per determinare il prezzo dell’intervento è necessario effettuare una visita dettagliata con un chirurgo specializzato al fine di determinare la situazione di partenza e gli obiettivi finali.

Per maggiori informazioni sui prezzi dell’intervento leggi: quanto costa rifarsi il naso: i prezzi della rinoplastica

Rinoplastica non riuscita: le cause

Una prima rinoplastica non riuscita può avere diversi motivi tra cui la mancata tenuta dei tessuti, che non hanno avuto la reazione attesa nella fase di guarigione, oppure complicanze che insorgono dopo l’intervento, come gonfiore, tumefazione o infezione.

Di solito piccole imperfezioni possono essere trattate anche in ambulatorio con una pratica correttiva che riguardi, a titolo esemplificativo, la punta del naso e richiedono soltanto una sedazione cosciente o un’anestesia locale.

Si tratta di una procedura pressoché indolore e che si svolge in breve tempo.

Difetti da correggere con la rinoplastica secondaria

Il chirurgo plastico decide di eseguire una rinoplastica secondaria quando il danno provocato dalla prima operazione è evidentemente sfavorevole.

E’ il caso di forme del naso snaturate, sproporzionate, asimmetriche con un brutto risultato che ha anche ripercussioni negative sull’autostima del paziente e sulla sua vita di relazione compromessa.

Il viso è il primo biglietto da visita in qualsiasi tipo di rapporto interpersonale e il fatto che risulti esteticamente gradevole è ormai un’esigenza.

E’ per questo che le richieste di rinoplastica secondaria stanno aumentando in modo importante, sia per una ulteriore correzione, sia perché a volte non viene soddisfatta l’aspettativa del naso immaginato.

Ecco quali sono i difetti più frequenti che possono manifestarsi dopo una rinoplastica mal riuscita:

  • una punta storta, ricurva e disarmonica;
  • difetti provocati dall’asportazione troppo accentuata di materiale cartilagineo e osseo del gibbo (la gobba);
  • difetti della columella, cioè la parte che divide le narici;
  • le stesse narici asimmetriche o “crollate”;
  • la deviazione del setto nasale

Non è raro si riscontri più di uno di questi difetti elencati insieme, perché alcuni hanno la stessa causa.

L’esecuzione della rinoplastica secondaria di solito avviene con una piccola incisione in corrispondenza della columella, proprio sotto la punta del naso per rendere l’eventuale cicatrice del tutto invisibile.

Questa tecnica è comunemente nota come “open“.

Bisogna comunque avere la consapevolezza che un naso operato già o che ha subito più interventi, presenza delle criticità sia nell’esecuzione dello stesso intervento e sia in vista del risultato che il paziente vorrebbe. Un bravo chirurgo può comunque raggiungere un livello estetico ottimale.

Criteri per eseguire una rinoplastica secondaria

Ci sono alcuni criteri imprescindibili che il chirurgo deve considerare per la buona riuscita di una rinoplastica secondaria.

Il dialogo con il paziente è importante per comprendere le sue aspettative.

Nello stesso tempo deve essere informato in modo chiaro ed esaustivo delle possibilità di correzione dei difetti del suo naso rispetto alla situazione contingente.

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Deve quindi conoscere le reali possibilità di successo dopo la correzione chirurgica.

Un altro criterio fondamentale è un’analisi approfondita dello stato del naso e delle proporzioni con altre zone del viso, come il mento, gli occhi, le guance, le labbra, per individuare anche le cause dei difetti stessi evidenziati.

L’intervento di rinoplastica secondaria necessita di una programmazione personalizzata per ogni singolo paziente, per sapere in anticipo, anche con l’aiuto della chirurgia virtuale, quali sono le tecniche e i metodi per un buon risultato estetico.

Dopo quanto tempo posso fare la rinoplastica secondaria?

La nuova correzione del naso non può avvenire prima che siano trascorsi almeno 10 mesi dalla precedente operazione, per motivi di ricomposizione e stabilizzazione osteo-cartilaginea, che nella maggior parte dei casi va ritoccata.

In tal senso potrebbe essere necessario un prelievo di materiale autologo, cioè recuperato da una porzione di cartilagine oppure osso dello stesso paziente.

In questo modo si evita il rischio di un eventuale reazione di rigetto.

Rinoplastica secondaria: i motivi psicologici

Un nuovo intervento di rinoplastica può avere anche solo ragioni psicologiche, cioè di disagio rispetto al nuovo naso che non viene emotivamente accettato e al paziente risulta “estraneo” per il proprio viso.

Per questo è sempre necessaria la consulenza di un esperto psicologo, per vagliare eventuali conflitti emotivi presenti e per affrontarli nel modo migliore, cioè professionale.

Rinoplastica secondaria: correggere il setto nasale

Quando si esegue la prima rinoplastica si procede con la frattura delle ossa nasali.

Quando questo passaggio non viene eseguito correttamente o la frattura effettuata è parziale o assente, si può presentare una deviazione del setto nasale.

Se il problema persiste anche dopo essersi sottoposti all’intervento primario per riallineare il setto nasale, allora significa che è stata fatta una diagnosi errata della stessa deviazione.

Il sintomo più frequente quando il setto non è in asse è una disfunzione respiratoria, in quanto l’aria non passa o ci sono evidenti difficoltà nel passaggio attraverso le cavità nasali e quindi anche dalle narici.

Potrebbe anche comportare la comparsa della cosiddetta voce nasale, con difficoltà nell’articolazione corretta dei suoni e della pronuncia.

Per questo sono necessari approfonditi esami di diagnostica per immagini delle ossa craniche, in particolare del massiccio facciale, per identificare quale sia il problema in questa aree e in quelle circostanti.

Un setto nasale deviato, infatti, potrebbe dipendere anche da un’anomalia congenita dell’osso etmoide, posto dietro al naso.

Questo stesso osso è collocato tra le orbite e forma la fossa cranica anteriore, funge da “tetto” delle narici e, appunto, del setto nasale, conferendo stabilità anche alla parte cartilaginea.

Un problema simile può essere riferito anche a un altro osso cranico come il vomere, che si trova in prossimità di quello etmoide.

Una deviazione del setto nasale provocata da queste malformazioni ossee richiede un intervento multidisciplinare, perché bisogna eseguire una rinosettoplastica con la partecipazione sia del chirurgo estetico sia di uno specialista otorinolaringoiatra.

Correzione della punta del naso con la rinoplastica secondaria

La rinoplastica secondaria può rendersi necessaria anche nel caso in cui la punta del naso presenti difetti.

Può succedere che il primo intervento sia parzialmente riuscito, cioè che il risultato per quanto riguarda il setto o la radice sia discreto, mentre la punta appare piegata in avanti, con la gobba e troppo larga.

E’ questo uno dei casi in cui è richiesta la tecnica open precedentemente accennata, in quanto è necessario lo spazio per operare e applicare i punti di sutura.

Per correggere i difetti della punta del naso, quindi, si utilizza l’innesto della cartilagine, che viene prelevata dal setto dello stesso paziente.

La tecnica è nota come strut columellare,  o rinoplastica con innesto cumulare,  è la procedura chirurgica d’elezione per una stabilizzazione della punta stessa e per orientare la direzione in modo simmetrico e senza gobba.

In altra parole è un vero e proprio sostegno posizionato nel migliore punto possibile allo scopo, che alla fine dell’intervento risulta del tutto invisibile ma efficace.

La punta può risentire anche di un eccessiva asportazione di materiale cartilagineo del setto, che provoca il noto effetto di naso a sella, con una curva troppo accentuata del dorso.

La conseguenza è che l’ultima estremità del naso tende a sollevarsi e le narici ad allargarsi, e anche in questo caso è utile l’innesto cartilagineo.

A tale proposito la rinoplastica secondaria si può eseguire anche quando avviene il collasso delle narici, anche questo dovuto a un’eccessiva quantità di materiale asportato della cartilagine delle ali.

Ancora una volta la procedura con gli innesti, nota come alar contour graft, è quella risolutiva per restituire il sostegno che era stato perso.

Nei casi meno gravi bastano alcuni punti di sutura sempre in corrispondenza della columella in anestesia locale e in regime ambulatoriale, per raddrizzare la punta del naso.

Il punto in cui vanno applicate le suture in questo caso deve essere preciso affinché il rimodellamento sia perfettamente simmetrico e anche per evitare il riformarsi della gobba sul lungo periodo.

Il successo di questi interventi chirurgici e ambulatoriali hanno sempre in comune una corretta e accurata diagnosi e una conoscenza approfondita dell’operatività pratica.

Solo così è possibile ottenere i risultati che il paziente si aspetta con la rinoplastica secondaria.

A lui bisogna illustrare anche tutte le possibili complicazioni, seppur rare, come il riassorbimento degli innesti cartilaginei e la formazione di cicatrici che tendono a ritrarsi e a provocare evidenti deformazioni del naso.

Rinoplastica secondaria e trattamento dei difetti del dorso

Tra i difetti che molti pazienti riportano a seguito di una prima rinoplastica ci sono anche quelli del dorso del naso.

La deformità più frequente è quella nota come a “V invertita“, provocata ancora una volta da un eccesso di materiale cartilagineo asportato.

Il compito del chirurgo in questo caso è quello di ricostruire le 2 linee laterali del dorso in modo simmetrico e armonico con il resto del naso e dell’intero viso.

Le già citate 2 linee devono ricollegarsi alle sopracciglia ed essere perpendicolari alla base delle narici, per incontrarsi infine alla punta con una leggera curvatura.

Anche in questo caso il prelievo del materiale utile a ripristinare il dorso è autologo e si ottiene con la tecnica dello “spreader graft“.

Quest’ultima è utile per tracciare nuovamente le linee nasali cancellate da un intervento chirurgico non riuscito, anche nel caso in cui venga asportata una parte in eccesso del gibbo, noto anche come gobba nasale, che come è stato precedentemente accennato porta alla deformità del naso a sella.