Epicondilite: sintomi, opzioni di cura e visita a Firenze

Un dolore puntuale sul lato esterno del gomito, che si accende quando stringi la mano, sollevi la borsa della spesa o usi il mouse: è il biglietto da visita dell’epicondilite, nota a tutti come gomito del tennista. È una delle cause più comuni di dolore al gomito nell’adulto e, se trascurata, tende a cronicizzare.

Nella maggior parte dei casi l’epicondilite si affronta senza chirurgia, con opzioni da scegliere insieme al medico in base alla situazione: dal riposo mirato e la fisioterapia fino, quando indicato, a onde d’urto e infiltrazioni.

Se cerchi una soluzione per l’epicondilite a Firenze, alla Clinica Ireos di Piazza Puccini trovi in un’unica sede visita specialistica, diagnostica ecografica e tutti i trattamenti più aggiornati.

Che cos’è l’epicondilite (e la differenza con l’epitrocleite)

L’epicondilite è una tendinopatia: una sofferenza dei tendini che agganciano i muscoli estensori di polso e dita all’epicondilo, la sporgenza ossea sul lato esterno del gomito. Non è solo “infiammazione”: nei casi che durano da mesi il tendine va incontro a una vera degenerazione da sovraccarico, con micro-lesioni che faticano a ripararsi.

Facile confonderla con la sua gemella:

  • Epicondilite (“gomito del tennista”) → dolore sul lato esterno; soffrono i tendini che estendono polso e dita.
  • Epitrocleite (“gomito del golfista”) → dolore sul lato interno; soffrono i tendini che flettono polso e dita.

La logica di cura è simile, ma test diagnostici e trattamenti mirati cambiano: un motivo in più per farsi valutare da uno specialista. Trovi il quadro completo delle patologie del gomito nella pagina dedicata al dolore al gomito.

Chi colpisce: non solo i tennisti

Il nome inganna: non riguarda soltanto chi gioca a tennis: può colpire anche persone con carichi ripetuti sul polso. L’epicondilite interessa chiunque ripeta per ore gli stessi gesti di presa ed estensione del polso, in genere tra i 35 e i 55 anni:

  • lavoratori manuali: muratori, idraulici, elettricisti, meccanici, imbianchini, cuochi, parrucchieri;
  • chi lavora al computer: ore di mouse e tastiera con l’avambraccio in tensione continua;
  • sportivi di racchetta (tennis, padel — in forte crescita), golf, sollevamento pesi;
  • hobbisti: giardinaggio, bricolage, strumenti musicali.

In molti casi il sovraccarico può contribuire: il carico ripetuto supera la capacità di recupero del tendine.

I sintomi dell’epicondilite

  • Dolore sul lato esterno del gomito, ben localizzato sull’epicondilo, che può irradiarsi lungo l’avambraccio;
  • dolore quando stringi (mano, tazzina, cacciavite) o sollevi oggetti a palmo in giù;
  • calo di forza nella presa: gli oggetti sembrano “sfuggire”;
  • rigidità e fastidio al mattino o dopo il riposo;
  • nelle fasi avanzate, dolore anche a riposo o di notte.

La diagnosi è soprattutto clinica, con test specifici durante la visita. L’ecografia può valutare lo stato del tendine; se si sospettano altre origini del dolore, come una compressione del nervo ulnare, il medico sceglie esami specifici, per esempio indagini cervicali o elettromiografia.

Come si cura l’epicondilite: le opzioni di trattamento

Non esiste un percorso unico e valido per tutti: le opzioni si scelgono e si combinano insieme al medico, in base al caso. Ecco una sintesi delle principali opzioni da valutare, poi il dettaglio di ciascuna.

Opzione Trattamento Quando può essere indicato
• Riposo funzionale + tutore epicondilare, se appropriato Spesso utile nelle fasi dolorose; la scelta dipende dal caso
• Fisioterapia (esercizi eccentrici) Componente centrale in molti percorsi
• Onde d’urto focali In casi selezionati che non migliorano dopo le prime settimane
• Infiltrazioni ecoguidate / PRP Forme croniche selezionate, dopo aver discusso limiti e rischi
• Chirurgia in day surgery Solo casi resistenti dopo molti mesi di cure

Riposo funzionale e tutore

Il primo passo non è fermarsi del tutto, ma togliere il gesto che fa male (più sotto trovi la tabella delle attività quotidiane da modificare). Un tutore specifico (fascia epicondilare) scarica la tensione sul tendine durante le attività inevitabili: si indossa un paio di dita sotto la piega del gomito, sopra la parte più “carnosa” dell’avambraccio, così da spostare il punto di trazione lontano dall’inserzione infiammata. Ghiaccio e antinfiammatori, se indicati dal medico, aiutano nella fase acuta.

Fisioterapia

È il pilastro della cura: gli esercizi eccentrici e di rinforzo progressivo “rieducano” il tendine a sopportare il carico, mentre le terapie manuali trattano le tensioni dell’avambraccio. Richiede costanza: i benefici si consolidano in alcune settimane.

In pratica, gli esercizi per l’epicondilite più utilizzati sono l’allungamento dolce dei muscoli estensori (polso piegato verso il basso a gomito esteso) e il rinforzo eccentrico con piccoli pesi o elastici, in cui si “frena” la discesa del polso. Vanno appresi con il fisioterapista e progrediti gradualmente: il fai-da-te con carichi sbagliati è una causa frequente di ricadute.

Onde d’urto

Nelle forme che non rispondono ai primi passaggi, le onde d’urto focali vengono proposte in casi selezionati, ma risultati e protocolli non sono uniformi. Con il medico si valutano beneficio atteso, limiti, costi ed eventuali effetti indesiderati.

Infiltrazioni e PRP

Nei casi selezionati, le infiltrazioni ecoguidate portano il trattamento dove serve. Il PRP (plasma ricco di piastrine, ottenuto dal tuo stesso sangue) viene talvolta proposto nelle epicondiliti croniche, ma il beneficio non è certo e le prove restano incerte; con il medico si discutono attese realistiche, rischi (tra cui dolenzia e, raramente, infezione) e alternative. Il cortisone viene usato con prudenza e solo in casi mirati, perché ripetuto può indebolire il tendine.

Chirurgia: solo nei casi resistenti

Se dopo molti mesi di trattamento conservativo ben condotto il dolore persiste, si può valutare l’intervento: la rimozione del tessuto degenerato dal tendine, con tecniche mini-invasive e in regime di day surgery. Riguarda una piccola minoranza dei pazienti: nella grande maggioranza dei casi l’epicondilite guarisce senza bisturi.

Attività quotidiane con l’epicondilite: come modificarle senza fermarti

Guarire non significa immobilizzarsi: significa togliere il sovraccarico dai gesti di ogni giorno. Ecco le modifiche pratiche più utili, da personalizzare con lo specialista:

Attività Perché fa male Come modificarla
Mouse e tastiera Estensori del polso in tensione per ore Avambraccio appoggiato alla scrivania, mouse vicino al corpo, pause brevi e regolari; valuta un mouse verticale
Borse e pesi La presa a palmo in giù “strattona” l’epicondilo Solleva a palmo in su, distribuisci il carico su due mani, tienilo vicino al corpo
Stretta di mano, avvitare, cacciavite Presa forte a gomito esteso Riduci la forza, preferisci utensili con impugnatura larga, alterna le mani quando possibile
Palestra Trazioni, curl e distensioni caricano gli estensori Riduci temporaneamente i carichi, evita gli esercizi in massima presa, fai rivedere la tecnica
Tennis e padel Vibrazioni e rovescio sollecitano l’inserzione Fai controllare peso, corde e impugnatura della racchetta e la tecnica del rovescio; rientro graduale
Faccende domestiche Strizzare, tagliare, stirare sono prese ripetute Spezza il lavoro in sessioni brevi, alterna le mani, indossa la fascia nelle attività inevitabili

Con questi accorgimenti la maggior parte delle persone continua a lavorare e a vivere normalmente durante il percorso di cura.

Recupero: tempi indicativi

L’epicondilite richiede pazienza: il tendine si ripara lentamente. In genere:

  • le forme recenti migliorano in 6–12 settimane con riposo funzionale, tutore e fisioterapia;
  • le forme croniche trattate con onde d’urto o PRP richiedono nella maggior parte dei casi 2–4 mesi per un beneficio stabile;
  • dopo l’eventuale chirurgia la ripresa è graduale e dipende dalla procedura e dai controlli: le attività leggere tornano prima, mentre il lavoro di forza e alcuni sport possono richiedere diversi mesi (spesso 4–6).

I tempi sono indicativi e variano da persona a persona: la costanza negli esercizi e la correzione dei gesti fanno la vera differenza — e prevengono le ricadute.

Perché scegliere la Clinica Ireos a Firenze

  • Diagnosi accurata: visita specialistica ed ecografia nella stessa struttura, per distinguere l’epicondilite da altre cause di dolore al gomito.
  • Tutti i gradini della cura in un’unica sede: fisioterapia, onde d’urto focali, infiltrazioni ecoguidate e PRP, chirurgia in day surgery per i casi resistenti.
  • Percorso completo e trasparente: piano di cura chiaro e preventivo personalizzato dopo la visita.
  • Posizione comoda: Piazza Giacomo Puccini 4, zona Porta al Prato, vicino alla tramvia T1, con parcheggio nelle vicinanze. Comodi da tutta Firenze e provincia: Scandicci, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Prato e Pistoia.

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Una valutazione precoce aiuta a interrompere il circolo del sovraccarico e a impostare le cure adatte al caso. Prenota una visita specialistica alla Clinica Ireos:

I contenuti di questa pagina hanno scopo informativo e non sostituiscono la visita medica specialistica.

Domande Frequenti

Le forme recenti migliorano spesso in 6–12 settimane con le cure adeguate; quelle croniche possono richiedere alcuni mesi. I tempi sono indicativi e la storia naturale varia da persona a persona; una valutazione precoce aiuta a impostare le cure adatte al caso.

A volte sì, se il sovraccarico si interrompe presto. Continuare a ripetere il gesto che l’ha causata — cosa inevitabile se dipende dal lavoro — può favorire la cronicizzazione. Un percorso guidato aiuta a gestire il carico e a impostare le cure adatte al caso.

Nella fase acuta (dolore vivo, dopo lo sforzo) è in genere più utile il ghiaccio, per brevi applicazioni. Nelle fasi croniche il calore può dare sollievo alla muscolatura dell’avambraccio. Sono però palliativi: la cura vera è togliere il sovraccarico e rieducare il tendine.

Vengono proposte in casi selezionati che non rispondono a riposo e fisioterapia, ma le prove di efficacia non sono uniformi e i protocolli variano. Con il medico si valutano beneficio atteso, limiti, costi ed eventuali effetti indesiderati. Trovi tutti i dettagli nella pagina sulle onde d’urto.

Nella maggior parte dei casi sì, con alcuni accorgimenti: pause regolari, mouse e tastiera in posizione corretta, eventuale fascia epicondilare e gli esercizi indicati dal fisioterapista. Lo specialista ti aiuterà ad adattare la postazione al tuo caso.

Non serve sempre: può aiutare alcuni pazienti nelle fasi dolorose e va scelto in base al caso. La fascia epicondilare comprime i muscoli estensori un paio di dita sotto il gomito e sposta la trazione lontano dal punto infiammato. Quando indicata, va indossata durante le attività che sollecitano il braccio, non tutto il giorno, e scelta con l’aiuto dello specialista o del fisioterapista.

I più efficaci sono gli esercizi eccentrici per gli estensori del polso e gli allungamenti dolci dell’avambraccio, con progressione graduale dei carichi. Meglio impararli dal fisioterapista: carichi eccessivi o esecuzioni scorrette possono peggiorare i sintomi.

Dipende dal percorso necessario: alcune forme si risolvono con fisioterapia e tutore, altre richiedono onde d’urto o infiltrazioni. Dopo la visita alla Clinica Ireos ricevi un piano di cura con preventivo personalizzato e trasparente: chiamaci allo 055 332595.

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